Parco Archeologico di Scolacium
 
LA STORIA

Il Parco Archeologico di Scolacium sorge, immerso tra gli ulivi, sulle rive del Mar Ionio, a pochi chilometri da Catanzaro. La lunga campagna di scavi, che ha avuto inizio nel 1966 sotto la direzione di Ermanno A. Arslan, ha permesso di portare alla luce le testimonianze dell’evoluzione artistica, materiale e culturale delle diverse fasi del sito. All’interno di un percorso tra natura e storia si riscoprono le tracce di un passato che attraversa secoli di cultura, dalla preistoria al Medioevo.
La storia del centro ha le sue radici nel VI secolo a.C., quando in corrispondenza dell’istmo, venne fondata Skylletion, colonia crotoniate della Magna Graecia. Diverse sono le leggende legate alla sua fondazione, una la attribuisce all’eroe ateniese Menesteo; un’altra, confermata da Cassiodoro, la riferisce a Ulisse, denominato dall’ l’illustre statista, letterato e quaestor romano fondatore di Skylletion e di un santuario dedicato alla dea Atena.
Pochi sono i dati archeologici relativi alla città greca, conquistata dalla popolazione italica dei Brettii alla metà del IV secolo a.C. e successivamente dai romani, che insediarono, proprio sull’antica Skylletion, nel 123 a.C. la loro colonia con il nome Minervia Scolacium.
Tra il 96 e il 98 d.C., con la ricolonizzazione a opera dell’imperatore Nerva, la città, ribattezzata Minerva Nervia Augusta Scolacium , s’incrementò notevolmente divenendo un centro di sviluppo economico e commerciale. Dopo momenti di benessere in età augustea e tardo romana, tra il VII e il VIII secolo il sito di Scolacium fu progressivamente abbandonato e la popolazione di trasferì nelle alture circostanti, secondo un processo comune in Italia, per meglio difendersi dagli attacchi dal mare. Infine, divenuta roccaforte saracena nel 902 d.C. Squillace fu tra l’XI e il XII secolo occupata dai Normanni.
Le maggiori testimonziane architettoniche della complessa storia del sito ben visibili nell’area sono: il Foro, il Teatro e la Basilica di Santa Maria della Roccella, l’Anfiteatro romano (non ancora completamente scavato), accanto poi agli edifici minori e ai reperti conservati nel Museo Archeologico di Scolacium.



IL FORO

Il Foro era la piazza principale della città romana di Scolacium su cui si affacciavano gli edifici pubblici e religiosi quali il Caesareum, edificio per il culto della famiglia imperiale; una struttura che presumibilmente può identificarsi con la Basilica; la Curia; un tempietto; un'aula termale; una fila di tabernae; una fontana monumentale; un tribunal o piuttosto una tribuna per oratori e diverse basi per monumenti.
La piazza caratterizzata da un esteso spazio a pianta rettangolare, circondato da portici e con pavimentazione in mattoni quadrati, era attraversata dal decumanus maximus che con buona probabilità ricalcava un precedente impianto greco. Vicino al Foro, sopra una naturale terrazza si ergeva il Capitolium, luogo di culto di età repubblicana. Dopo il V secolo il Foro viene abbandonato e trasformato in un’area periferica dell’abitato.



IL TEATRO

Il Teatro, costruito sfruttando il declivio naturale della collina, si erge sul lato sud-occidentale di Scolacium. Tre sono le fasi edilizie al momento individuate che lo hanno nel tempo ampliato e modificato: se l’impianto risale al periodo tardorepubblicano, è solo nel I sec. d.C. che si ha un primo grosso rimaneggiamento, seguito nel secolo successivo da una più modesta ristrutturazione con rifacimento della skené con il muro del palco, il canale per il sipario e il proscenio. La scaenae frons era animata da statue poste in nicchie riccamente decorate.
Le dimensioni della cavea, dell’orchestra ci danno misura delle monumentali dimensioni della struttura che doveva ospitare 3.500 spettatori circa. Del thèatron, che intorno al IV sec. viene abbandonato, sono ancora visibili le gradinate, i posti riservati alle personalità, le tribune per i posti d’onore e il tempietto in summa cavea. Il Teatro cessa la sua funzione di luogo per le rappresentazioni a causa di un evento drammatico, probabilmente un incendio o un terremoto..



LA BASILICA DI SANTA MARIA DELLA ROCCELLA

La Basilica, edificata dai Normanni tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo,venne consacrata a Santa Maria della Roccella. In essa si mescolano armonicamente lo stile romanico, quello arabo e bizantino. Numeroso è il riuso di materiale precedente, soprattutto nella parte alta della muratura.
La basilica a navata unica (m 73 x 25) era coperta da capriate lignee; cinque grandi finestre per lato ne illuminavano l’ampia superficie; attraverso alcuni gradini essa era collegata al transetto sopraelevato, coperto da volte in muratura e affiancato da corpi turriformi che oggi non esistono più. Nella parte superiore una finestra illuminava la facciata mentre nell’abside centrale, così come in quelli laterali, si aprivano una serie di nicchie sormontate da aperture. Al di sotto del presbiterio si trovava la vasta cripta, coperta da volte a crociera. Oltre ai muri perimetrali oggi si conserva parte dell'abside e della facciata ovest della chiesa.



IL MUSEO

L’apertura della sede espositiva del Museo Archeologico di Scolacium, prima Antiquarium dalle fattezze ben più ristrette, risale al maggio 2005. La struttura mussale è ubicata nella storico edificio dei baroni Mazza, la cui costruzione risale al XIX secolo. I reperti esposti oltre a illustrare le diverse sequenze stratigrafiche rinvenute, consentono la ricostruzione della rete di relazioni commerciali all’interno delle quali era inserita l’area di Skilletion-Scolacium. Degni di speciale menzione sono le statue togate, i ritratti pubblici e privati, le epigrafi, i frammenti architettonici, le numerose ceramiche, monete e oggetti in bronzo che testimoniano il dinamismo culturale, politico e artistico di questo sistema urbano in continua trasformazione.


Il Parco Archeologico di Scolacium

di MANUELA ALESSIA PISANO

Una serie di tappe hanno contrassegnato l’interessante storia del sito di Scolacium: in origine possedimento della famiglia Massara, venne poi acquistato dalla famiglia Mazza che di generazione in generazione ne mantenne la proprietà sino al 1982, anno in cui si concluse l’esproprio dell’area da parte del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Al 1966 si data l’inizio della lunga campagna di scavo condotta sotto la direzione scientifica del prof. E. A. Arslan e in ultimo il 2005, anno d’istituzione del Parco Archeologico di Scolacium.
L’area è scarsamente ricordata dalle fonti antiche, eccezion fatta per Antioco di Siracusa, Aristotele, Diodoro Siculo, Dionigi d’Alicarnasso, Strabone, Velleio Patercolo, Cassiodoro, Plinio, che ne fanno succinta menzione offrendoci preziose delucidazioni di carattere geografico nonché interessanti e spesso avvincenti rievocazioni storiche.
La valenza strategica dell’area – passaggio privilegiato per la Sila grazie alla vicinanza del fiume Corace e punto di controllo della parte jonica dell’Istmo di Catanzaro- la rese per secoli meta privilegiata per più o meno prolungati insediamenti. Avamposto militare greco, insediamento brettio, colonia romana, stanziamento bizantino, roccaforte saracena successivamente conquistata dai Normanni, il sito fu interessato dalla colonizzazione sin dagli albori del VI sec. a.C.
Sebbene la tradizione letteraria attribuisca l’origine della città all’ateniese Menesteo o secondo un’altra versione all’acheo Ulisse, è presumibile supporre che la fondazione sia avvenuta ad opera di Kroton, che la impiantò quale presidio contro l’avanzare della colonia magnogreca Locri Epizefiri.
Durante il IV e il III sec. a.C. la greca Skilletion, cadde sotto il dominio brettio. Dopo una fase di decadenza, fu dedotta a colonia romana nel 123 a.C. per volere di Caio Gracco con il nome di Minervia Scolacium. Nel 72-71 a.C. fu coinvolta nella guerra contro Spartaco e visse un periodo di grande splendore. All’età giulio-claudia (14-69 d.C.) si fa risalire la monumentalizzazione dell'area e pertanto il perdurare di questo periodo di eccezionale agiatezza. Successivamente rifondata nel 96-98 d.C., ad opera dell’imperatore Nerva, col nome di Minerva Nervia Augusta Scolacium la città continuò a godette di una certa stabilità e prosperità.
Quattro secoli più tardi l’illustre statista, letterato e quaestor teodoriciano Cassiodoro (487-583 d.C.), sebbene non del tutto privo di compiacimento verso la terra che gli aveva dato i natali, traccia un quadro ancora fiorente della città inserendola in un contesto naturalistico assai lussureggiante.
Il conflitto, meglio conosciuto come guerra “greco-gotica” (535-553), segnò un progressivo decadimento della zona e fu seguito da una sempre più massiccia migrazione che intorno all’VIII sec. d.C., incalzata dalle continue invasioni, decretò il completo abbandono dell’area a favore di stanziamenti prospicienti le circostanti alture.
Divenuta roccaforte saracena nel 902 d.C. Squillace fu tra l’XI e il XII secolo occupata dai Normanni che segnarono il territorio con un ultimo intervento edilizio –la basilica di S. Maria della Roccella- di cui ancora oggi è possibile ammirare i resti.
Sebbene dell’abitato preromano rimanga ben poco, possono essere individuate – a conferma della sovrapposizione topografica dei due siti- oltre all’impianto urbanistico, una serie di strutture edilizie proprie della colonia romana. In particolare è possibile riconoscere nell’esteso spazio, circondato da portici e con pavimentazione in mattoni quadrati, l’area del Foro (m 80 x 40 circa), piazza principale di Scolacium. Fiancheggiano e s’innestano sull’area una serie di edifici pubblici e religiosi quali il Caesareum, edificio per il culto della famiglia imperiale; una struttura che presumibilmente può identificarsi con la Basilica; la Curia; un tempietto; un'aula termale; una fila di tabernae; una fontana monumentale; un tribunal o piuttosto una tribuna per oratori e diverse basi per monumenti. La piazza era attraversata dal decumanus maximus che con buona probabilità ricalcava un precedente impianto greco. Vicino al Foro, sopra una naturale terrazza si ergeva il Capitolium, luogo di culto di età repubblicana.
Non molto distante sono stati messi in luce i resti del monumentale Teatro, che alla maniera greca sorgeva interamente addossato all’argilloso pendio collinare. Tre sono le fasi edilizie al momento individuate: se l’impianto risale al periodo tardorepubblicano, è solo nel I sec. d.C. che si ha un primo grosso rimaneggiamento, seguito nel secolo successivo da una più modesta ristrutturazione con rifacimento della skené. Le dimensioni della cavea, dell’orchestra ci danno misura delle monumentali dimensioni della struttura che doveva ospitare 3.500 spettatori circa. Del thèatron -che intorno al IV sec. viene abbandonato- sono ancora visibili le gradinate, i posti riservati alle personalità, le tribune per i posti d’onore e il tempietto in summa cavea.
Sopra la collina lo scavo ha portato all’identificazione di un anfiteatro –unico in Calabria- della prima metà del II secolo d.C., la cui maestosità s’intuisce da una serie di ordini di arcate sovrapposte. Nondimeno sono stati restituiti tre impianti termali; una necropoli bizantina e l'acquedotto.
Altra testimonianza architettonica, ancorché posteriore, è rappresentata dalla monumentale Basilica che funge da anticamera al Parco Archeologico di Scolacium. Edificata dai Normanni tra la fine dell’XI e la prima metà del XII secolo,venne consacrata a Santa Maria della Roccella. In essa si mescolano armonicamente lo stile romanico, quello arabo e bizantino. Numeroso è il riuso di materiale precedente, soprattutto nella parte alta della muratura.
La basilica a navata unica (m 73 x 25) era coperta da capriate lignee; cinque grandi finestre per lato ne illuminavano l’ampia superficie; attraverso alcuni gradini essa era collegata al transetto sopraelevato, coperto da volte in muratura e affiancato da corpi turriformi che oggi non esistono più. Nella parte superiore della facciata v’ era una finestra mentre nell’abside centrale così come in quelli laterali si aprivano una serie di nicchie sormontate da aperture. Al di sotto del presbiterio si trovava la vasta cripta, coperta da volte a crociera. Oltre ai muri perimetrali oggi si conserva parte dell'abside e della facciata ovest della chiesa.

L’apertura della sede espositiva del Museo Archeologico di Scolacium, prima Antiquarium dalle fattezze ben più ristrette, risale al maggio 2005. La struttura mussale è ubicata nella storico edificio dei baroni Mazza, la cui costruzione risale al XIX secolo. I reperti esposti oltre a illustrare le diverse sequenze stratigrafiche rinvenute, consentono la ricostruzione della rete di relazioni commerciali all’interno delle quali era inserita l’area di Skilletion-Scolacium. Degni di speciale menzione sono le statue togate, i ritratti pubblici e privati, le epigrafi, i frammenti architettonici, le numerose ceramiche, monete e oggetti in bronzo che testimoniano il dinamismo culturale, politico e artistico di questo sistema urbano in continua trasformazione.


Intersezioni 7 - Daniel Buren Costruire sulle vestigia, impermanenze Opere in situ  - Parco Archeologico Scolacium, MARCA Catanzaro