Intersezioni III
 
Stephan Balkenhol, Wim Delvoye e Marc Quinn al Parco Archeologico di Scolacium
14 Luglio-14 Ottobre 2007


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Alla sua Terza edizione Intersezioni ha ospitato, nello splendido scenario del Parco Archeologico di Scolacium, tre artisti: Stephan Balkenhol, Wim Delvoye e Marc Quinn, che prima di realizzare i loro interventi hanno voluto vivere il luogo e lasciarsi fascinare dagli antichi edifici. L’evento espositivo è stato organizzato anche questa volta dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Catanzaro con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria.
La scelta di far convivere la poetica di tre artisti come Stephan Balkenhol, Wim Delvoye e Marc Quinn non è affatto casuale: “Con tecniche, modalità e poetiche assolutamente autonome”, ha spiegato Alberto Fiz, curatore del progetto, “Balkenhol, Delvoye e Quinn, appartenenti alla medesima generazione, hanno saputo cogliere l’evoluzione della scultura ponendosi in relazione dialettica nei confronti della storia dell’arte, intesa come comune bagaglio culturale da cui attingere”. Se le figure in legno intagliate di Balkenhol fanno riferimento alla tradizione medievale e al Rinascimento del Nord Europa, le creazioni in acciaio corten di Delvoye si richiamano al gotico, mentre Quinn, con i suoi marmi, bronzi e cementi, si muove intorno al concetto stesso di classicità.

Stephan Balkenhol ha scelto d’insediarsi nell’area della Basilica normanna di Santa Maria della Roccella. Qui ha fatto approdare la sua Barca di 8 metri di lunghezza e 5 tonnellate di peso, scolpita in legno, con due immagini, l’una maschile l’altra femminile, sulle due fiancate, quasi una rievocazione leggendaria delle navi dei pirati. Accanto ad una serie di caratteristici lavori in legno dipinto, studiati per fare da contrappunto alla Basilica, l’artista tedesco ha voluto rendere un omaggio a Scolacium, un luogo che gli ulivi hanno per secoli preservato. Egli, infatti, ha voluto incoronare simbolicamente il Parco della Roccelletta con la sua Kranz-Skulptur, una corona reale composta da 22 parti in cemento e bronzo. Il progetto è stato completato dalla mostra retrospettiva nel vicino Museo del Frantoio nella quale gli spettatori hanno potuto ammirare, tra l’altro, due grandi altorilievi di quasi tre metri ciascuno.

Il progetto gotico di Wim Delvoye, di particolare suggestione, è stato collocato nella zona del Foro dove lo stile ha assunto un aspetto allegorico e paradossale del tutto straniante nel contesto di Scolacium. Su questo tema l’artista belga ha già proposto, in differenti contesti, le sue opere ma il progetto ambientato al Parco della Roccelletta è stato sicuramente il più imponente e ambizioso. Delvoye ha realizzato un vero e proprio cantiere per costruzioni edili dove ciascuna macchina si è trasformata in un’opera d’arte in movimento. Hanno avuto uno straordinario impatto scenografico i due caterpillar alti nove metri già esposti negli Stati Uniti che hanno trasformato il Parco in un cantiere permanente aperto durante la mostra con scavatrici, segnali e transenne, tutti rigorosamente decorati in acciaio corten. Non sono mancate nemmeno due Betoniere e un camion di quasi nove metri, Dump Truck, analogo per ideazione al Flatbed Truck che ha rappresentato nello stesso periodo della mostra uno degli elementi di maggior attrazione di Art Basel, la più importante fiera d’arte contemporanea del mondo. Quelle di Delvoye sono macchine monumentali dove il valore d’uso viene messo in discussione dall’aspetto postmoderno del linguaggio.
Nel suo personale dialogo con la classicità, Marc Quinn indaga la poetica del frammento e nel contesto del Teatro ha ambientato le sue Flesh, ovvero una serie di opere in bronzo patinato nero dove l’artista inglese studia l’elemento organico mettendo in scena carni di animali che all’interno del Teatro hanno assunto le sembianze di vere e proprie figure fantasmatiche. Un’indagine, quella di Quinn che si rivolge alla lezione di Rembrandt ma non è priva di riferimenti a Francis Bacon. Per la prima volta, poi, sono state esposte due opere in cemento come Hoxton Venus e Totem che evocano la componente maschile e quella femminile richiamando la tematica della Barca di Balkenhol.
L’installazione ha avuto la sue ideale prosecuzione all’interno del Museo Archeologico di Scolacium dove sono state collocate tre sculture in marmo bianco legate alla poetica del frammento che, entrando in relazione con le sculture romane acefale, hanno creato una serie di confronti e rimandi ricchi di conseguenze.La mostra è accompagnata da un catalogo Electa con testi in italiano e in inglese a cura di Alberto Fiz.

Biografie

Stephan Balkenhol, nato a Fritzlar (Hessen) in Germania nel 1957, ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo e ha tenuto la sua prima personale a Francoforte nel 1988. Le sue sculture, scolpite da un unico blocco di legno e poi dipinte, rivelano l’originale poetica dell’artista tedesco che pone al centro della sua ricerca l’uomo. I suoi personaggi, apparentemente privi di emozione tanto da sembrare distanti e anonimi, prendono vita dalle superfici ruvide del legno.
Numerose le esposizioni personali in tutto il mondo tra cui: Städel Museum di Francoforte (1991), New National Gallery di Berlino (1994), The Montreal Museum of Fine Art (1996), Stephen Friedman Gallery di Londra (1997), Arts Club di Chicago (1998), Opera City Art Gallery di Tokyo (2005), NMAO National Museum Of Art Osaka (2005). Inoltre ha partecipato alla XII Biennale Internazionale Scultura di Carrara (2006).

Wim Delvoye, artista particolarmente eclettico, è nato a Werkin in Belgio nel 1965. Nel corso degli anni ha sperimentato diverse tecniche, dalla scultura alla fotografia, dal disegno ai video. Nelle sue opere spesso passato e presente si incontrano, antichi simboli e allegorie vengono attualizzati in maniera ironica e dissacratoria generando nuovi significati.
Mostre personali del lavoro di Delvoye sono state organizzate dal Castello di Rivoli (1991), Kunsthalle Norimberga (1992), Open Air Museum Middelheim di Anversa (1997), Centre Georges Pompidou di Parigi (2000), Migros Museum di Zurigo (2001), Museo -Kunst Palast di Dusseldorf (2002), The Power Plant di Toronto (2004), e la Collezio. Inoltre ha partecipato alla Biennale di Venezia (1990, 1999), Documenta IX (1992), Biennale di Sydney (1992), Biennale di Lione (2000 e 2005), e la Biennale di Shanghai (2006). Delvoye vive e lavora a Gent.

Marc Quinn è nato a Londra (1964) dove vive e lavora. La sua prima mostra personale Bronze Sculputure è stata ospitata nel 1988 dalla Jay Jopling/Otis Gallery di Londra. La ricerca estetica di Quinn, attraverso l’utilizzo di materiali particolarmente raffinati e una tecnica estremamente realistica, indaga sulla mutevolezza del corpo umano mettendo in evidenza il conflitto tra naturale e culturale. Marc Quinn ha esposto in molte importanti mostre collettive livello internazionale tra cui: Sonsbeek '93, Arnhem (1993), Diritti e doveri, Victoria and Albert Museum, Londra (2001), Dichiarazioni 7, 50a Biennale di Venezia (2003) e Biennale di Gwangju (2004 ). Tra le mostre personali: Tate Gallery, Londra (1995), Kunstverein Hannover (1999), Fondazione Prada, Milano (2000), Tate Liverpool (2002), Museo Irlandese d'Arte Moderna, Dublino (2004), Groninger Museum, Groningen (2006) e MACRO, Roma (2006), DHC / ART Fondation pour l'art contemporain, Montréal (2007) .

Intersezioni 7 - Daniel Buren Costruire sulle vestigia, impermanenze Opere in situ  - Parco Archeologico Scolacium, MARCA Catanzaro