Intersezioni IV
 
Splashbuilding. Dennis Oppenheim al Parco Archeologico di Scolacium e al museo MARCA di Catanzaro
31 Luglio-3 Novembre 2009


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Dennis Oppenheim è stato il protagonista della quarta edizione di Intersezioni, consolidato luogo di contaminazione tra la scultura contemporanea e l’archeologia.
Per la prima volta l’attesa rassegna dal titolo Splashbuilding si è sdoppiata con due mostre organizzate al Parco Archeologico di Scolacium e al museo MARCA di Catanzaro. Entrambi gli appuntamenti sono stati curati da Alberto Fiz, direttore artistico del MARCA.
Si è trattato di un’importante occasione per confrontarsi con il lavoro di uno dei maggiori protagonisti della scena internazionale che, sin dagli anni sessanta con la sua adesione alla Land Art e successivamente alla Body Art, ha contribuito a rinnovare i linguaggi dell’arte.
Se il MARCA ha presentato una serie di sculture e i modelli progettuali realizzati da Oppenheim dagli anni sessanta al 2009, il Parco di Scolacium, uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia meridionale, ha ospitato le opere monumentali dell’ultimo decennio con una serie di testimonianze inedite.

“Quelle di Oppenheim”, ha scritto Alberto Fiz, “sono strutture che sfidano i limiti dell’arte e dell’architettura dove ciascun elemento sviluppa un processo metamorfico complesso, teso a capovolgere la dimensione oggettuale standardizzata in relazione ad un principio costruttivo e allo stesso tempo decostruttivo. La lezione del Bauhaus torna d’attualità con una forte carica d’ironia e di provocazione che sconvolge le regole perbeniste dell’arte contemporanea”.

Dopo un attento sopralluogo, Oppenheim ha deciso d’intervenire sull’intero spazio di Scolacium coinvolgendo sia la dimensione naturale, caratterizzata dall’uliveto, sia quella storica e archeologica identificabile nei tre monumenti simbolo, la Basilica normanna, il Foro e il Teatro romano. “Considero Scolacium un luogo unico dove il tempo scorre in uno stato sospeso di divenire. Per questo lo trovo particolarmente affascinante per le mie sculture che non tendono a una visione consolatoria bensì a sviluppare una rinnovata energia vitalistica con il contesto ambientale”, ha affermato Oppenheim che è ritornato in Italia per un progetto pubblico a distanza di dodici anni dalla sua ultima mostra curata nel 1997 da Germano Celant nella zona industriale di Marghera.

A Scolacium sono state presentate 20 grandi installazioni dalla forte carica visionaria e destabilizzante che hanno sviluppato una nuova percezione dello spazio fisico e psicologico in un viaggio che attraversa scienza e fantascienza.
Tra i progetti di arte pubblica è stato esposto Tumbling Mirage (2007-2009) formato da tre gigantesche sfere dal diametro di 6 metri, veri e propri miraggi futuristici. Si tratta di navicelle provenienti da chissà quale galassia che scese nel parco hanno instaurato una nuova relazione con lo spazio. Una di queste navicelle ha trovato la sua perfetta collocazione all’interno del Foro romano. La piazza della città antica, infatti, ha assunto una nuova dimensione proprio a contatto con l’oggetto misterioso concepito da Oppenheim.
La decontestualizzazione dell’esperienza estetica ha investito anche Electric Kisses, strutture abitabili in acciaio e tubi di colore blu. Due lavori di quattro metri d’altezza che rielaborano in chiave postmderna le architetture islamiche e che hanno occupato il parco, contaminandolo.

Di particolare suggestione è The Alternative Landscape, una grande installazione con decine di elementi che sviluppa una nuova forma di land art. In questo caso Oppenheim ha dato vita a un universo paesaggistico e fantastico che consente di creare un dialogo rinnovato tra le forme artificiali e quelle naturali. Alberi fluorescenti con rami in acciaio convivono con strani fiori mutanti, geneticamente modificati, in plastica.

In una natura troppo spesso deturpata, Oppenheim lancia un monito ironico e graffiante. “E’ come esporre nel giardinetto dietro casa le roulette e le slot machine di Las Vegas”, ha affermato Oppenheim che ha proposto The Alternative Landscape nel 2006 a Central Park di New York e nel 2009, completamente rinnovato, lo ha presentato, per la prima volta in Europa, a Scolacium.
Il parco è stato occupato, poi, da due immensi coni stradali di cinque metri d’altezza che creano un cortocircuito ironico con l’ambiente urbano. “Ciò che m’interessa”, ha affermato Oppenheim, “non è collocare le mie opere all’interno di Scolacium, bensì sconvolgere la visione tradizionale degli osservatori che, in base al mio progetto, si troveranno di fronte all’imprevisto e all’imprevedibile”.
Tra le secche del parco archeologico è approdata inaspettatamente anche Submerged Vessels (2001), un’installazione formata da tre vascelli in fiberglass e acciaio proveniente dalla Fundacion Cristobal Gabarron di Valladolid. Le imbarcazioni vengono riportate simbolicamente alla luce quasi fossero esse stesse reperti archeologici.

A dare il titolo alle due mostre sono gli Splashbuilding che, collocati all’interno del Teatro romano, hanno assunto un aspetto del tutto inconsueto. Si tratta di lavori realizzati nel 2009 che hanno come denominatore comune l’idea dell’esplosione molecolare in una lacerazione progressiva degli elementi. “La società liquida trova la sua piena espressione in questa originale indagine di Oppenheim dove semplici gocce d’acqua diventano lo specchio per un’indagine sul cosmo”, ha affermato Alberto Fiz.
L’antico, con le continue modificazioni e stratificazioni, prosegue nella contemporaneità il suo cammino in un dialogo oltre il tempo fatto di componenti mutevoli in base ad una visione trasgressiva e fantastica.

A rendere esaustivo il progetto è stata la mostra proposta in concomitanza con quella di Alex Katz al museo MARCA con una serie di sculture di particolare importanza come Swarm (2009) o Light Chamber (2009) da cui emerge la libertà creativa di Oppenheim che modella nell’ambiente elementi instabili e precari secondo una ricerca che non perde mai di vista la relazione con l’architettura e il design.
Al MARCA l’artista americano ha presentato anche i suoi celebri cervi con la fiammella che esce dalle corna azionata da una bombola di gas in base ad un’indagine dove l’ibridazione pervade anche le specie protette.
Appaiono, poi, emblematici i 30 modelli di sculture monumentali realizzati dal 1967 al 2009 provenienti dallo studio dell’artista, così come da importanti istituzioni pubbliche come lo SMAK di Gand. Si è trattato di un’occasione di particolare rilievo per osservare l’evoluzione della sua indagine attraverso forme diventate celebri e opere che hanno trovato la loro definitiva collocazione in ogni parte del mondo, dalla California alla Corea; dalla Finlandia al Portogallo. Case tornado, caravan-pipistrelli, igloo meccanici, bus a forme di insetti, abitazioni-spirali animano l’immaginario di un artista inquieto e geniale.

La mostra al MARCA ha presentato anche un’ampia documentazione della sua produzione video a partire dagli anni sessanta.
L’evento espositivo, nelle due sedi, è accompagnato da un’esauriente monografia edita da Electa in italiano e inglese, a cura di Alberto Fiz.

Biografia
Dennis Oppenheim (1938 - 2011), sin dagli anni sessanta ha contribuito in maniera determinante a modificare i linguaggi dell’arte contemporanea. Ha vissuto insieme a Robert Smithson, Michael Heizer, Vito Acconci e Robert Morris le fondamentali esperienze dell’arte ambientale, della Land Art e della Body Art. Si è imposto per una poetica autonoma e del tutto personale dove le forme transitano da una situazione all’altra, da un materiale all’altro in una metamorfosi continua in grado di mettere in discussione le regole costituite dell’arte, dell’architettura e del design. Il suo universo appare instabile nella continua acquisizione di una rinnovata dimensione formale. La sua prima mostra personale risale al 1968 ed è stata organizzata dalla John Gibson Gallery di New York. Da allora si sono svolte mostre nei principali musei e fondazioni del mondo tra cui la Tate Gallery di Londra lo Stedelijk Museum di Amsterdam; il Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art di New York; il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris.
Sono state molte le commissioni pubbliche e tra queste è sufficiente ricordare quelle del Ballerup Kommune di Copenhagen; della Neue Nationalgalerie di Berlino, del Whitney Museum of American Art di New York e dell’Olympic Park nella Corea del Sud.
In Italia la sua ultima mostra pubblica risale al 1997 nella zona industriale di Marghera.
Nel 2007 ha preso parte alla Vancouver Sculpture Biennale.
Il 28 giugno 2009 si è conclusa una sua ampia personale al Marta Herford Museum di Herford in Germania.

Intersezioni 7 - Daniel Buren Costruire sulle vestigia, impermanenze Opere in situ  - Parco Archeologico Scolacium, MARCA Catanzaro