Intersezioni I
 
Cragg Fabre Paladino al Parco Archeologico di Scolacium
18 Giugno-9 Ottobre 2005


PHOTO GALLERY

Protagonisti della prima edizione di Intersezioni sono stati Cragg, Fabre e Paladino che hanno studiato tre specifici progetti all'interno del Parco Archeologico di Scolacium. Se le imponenti sculture di Cragg, cariche di una monumentalità al tempo stesso fantastica e organica, hanno trovato la loro collocazione ideale nel Foro, ovvero la piazza principale della colonia Minervia Scolacium, le figure arcaiche e primordiali di Paladino dialogavano alla perfezione con il Teatro romano realizzato nel I e nel II secolo d.C., mentre le opere misteriose e stranianti di Fabre sono entrate metaforicamente in armonia con la spiritualità della Basilica di Santa Maria della Roccelletta, uno dei più significativi monumenti medievali della Calabria.

Il progetto espositivo, a cura di Alberto Fiz, è stato organizzato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Catanzaro con la collaborazione della Regione Calabria e del Dipartimento Regionale ai Beni Artistici e Culturali.
I tre artisti hanno progettato il loro intervento in relazione alle caratteristiche di uno spazio particolarmente ricco di suggestione. Cragg ha scelto di presentare una serie di opere realizzate tra il 1999 e il 2004 in cui si evidenzia un tracciato caratterizzato da continui rimandi all'aspetto geometrico e organico della materia. Tra le dieci grandi sculture scelte da Cragg si distingue Wirbelsaule del 1999, qui esposta per la prima volta, oltre a Untitled (Red stone) del 2000 un lavoro di 16 tonnellate che evoca immagini arcaiche di una civilità lontana. "Attraverso il tempo gli oggetti diventano residui della propria cultura d'origine, portando con sè il ricordo della conoscenza e dello spirito di chi li ha creati", ha affermato Cragg.

Per quanto concerne Fabre, la Basilica è diventata il punto focale della sua elaborazione plastica caratterizzata da continue metamorfosi. Se in cima alla Basilica è stato collocato L'uomo che misura le nuvole, una grande scultura in bronzo che sembra entrare in relazione con l'ultraterreno, l'artista belga ha progettato per l'occasione una nuova installazione realizzata con 70 motori di macchine o di camion, 3 teschi e animali impagliati. Si tratta di un'opera fortemente simbolica dove, come ha spiegato Fabre, "l'idea è quella di una fusione tra l'energia fisica e quella mentale. A rappresentare l'energia fisica e pulsante sono i motori, mentre l'energia spirituale è simboleggiata dalla Basilica". Paladino per l'occasione ha realizzato una specifica installazione dove lo spazio antico viene animato da presenze silenziose e inquietanti, fantasmi di un passato collettivo. Si tratta de I Dormienti collocati sui gradoni del teatro come spettatori muti. Le 15 opere in terracotta hanno creato un universo autonomo e suggestivo insieme ad ancestrali carri in bronzo e strutture in terracotta appositamente realizzate.
In cima al collina che domina il teatro, Paladino ha deciso di collocare un grande Scudo di 5 metri di diametro che sintetizza l'universo mitico e simbolico proprio della sua indagine. "Le mie opere non creano fratture e fanno parte del continuum temporale diventando parte integrante di un paesaggio caratterizzato da stratificazioni e sedimentazioni, come testimonia proprio il Parco Archeologico della Roccelletta", ha spiegato Paladino.
La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e in inglese a cura di Alberto Fiz ed edito da Electa.

Biografie
Tony Cragg (Liverpool, 1949) , che nel 2003 ha presentato le sue opere in una grande mostra al Macro di Roma, nel 1988 ha esposto per la prima volta alla Biennale veneziana e quello stesso anno ha vinto il Turner Prize. Ha esposto, tra l'altro, al Museo d'Arte Contemporanea di Nizza, al Reina Sofia di Madrid, alla Royal Academy di Londra, al Museo Cantonale di Lugano, al Museo d'Arte Moderna di Tokyo, al Museo di Grenoble, alla Tate Britain di Liverpool e al Guggenheim di Venezia. Nel 2006 ha realizzato la scultura simbolo delle Olimpiadi invernali di Torino.
Jan Fabre (Anversa, 1958) è stato invitato per la sua prima volta alla Biennale veneziana nel 1984. Ha successivamente preso parte a Documenta 8 di Kassel, alla Kunsthalle di Basilea e, recentemente, ha esposto con una personale alla Galleria d'Arte Contemporanea di Bergamo, allo Stedelik Museum di Gent e al Museo d'arte contemporanea di Lione. Fabre si occupa di arte visiva, scrittura e teatro e nel 2005 è stato co-direttore artistico del Festival di Avignone.

Mimmo Paladino (Paduli, 1948) ha partecipato alla sua prima Biennale veneziana nel 1980. Vanno ricordate la retrospettiva alla Lenbachhaus di Monaco, le mostre al Kunstmuseum di Basilea, alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna e alla Royal Academy di Londra. Va, inoltre, segnalata la grande installazione Montagna di sale realizzata a Napoli, la mostra retrospettiva al Centro d'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 2002-2003. Paladino è membro onorario della Royal Academy di Londra e le sue opere sono collocate in permanenza in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum di New York. Nel luglio 2005 la Loggetta Lombardesca di Ravenna ha ospitato una sua personale dal titolo Mimmo Paladino in Scena, che affrontava il suo rapporto con il teatro.

Intersezioni 7 - Daniel Buren Costruire sulle vestigia, impermanenze Opere in situ  - Parco Archeologico Scolacium, MARCA Catanzaro