Intersezioni VI
 

 

Mauro Staccioli nasce nel 1937 a Volterra e si diploma all’Istituto d’Arte nel 1954. Vive e lavora a Milano e Volterra.
Gli inizi della sua attività artistica sono saldamente intrecciati all’esperienza didattica e a quella di intellettuale e politico militante. Dopo un primo periodo in cui sperimenta la pittura e l’incisione, dalla fine degli anni Sessanta si dedica alla scultura, concentrandosi sul rapporto tra arte e società e sviluppando l’originale idea di una scultura che si pone in stretta relazione con il luogo - inteso nella sua concezione sia fisica che sociale - nel quale e per il quale è stata realizzata.
Il luogo assume così nel lavoro di Staccioli un ruolo centrale in quanto senza di esso non esisterebbe nemmeno la scultura. E’ nel 1972 che Staccioli matura l’idea di organizzare una serie di “sculture-intervento” nella città di Volterra; la mostra Sculture in città segna una svolta aprendo agli spazi urbani quel che fino ad allora era relegato solo negli spazi chiusi di gallerie e musei. Staccioli ricerca e genera una “scultura-segno” che nasce dall’attenta osservazione di uno spazio e che dialoga con esso sottolineandone le caratteristiche e alterandone la consueta percezione, suscitando domande e possibili risposte. Dalla mostra del 1972 prende corpo la manifestazione Volterra ’73 che sancisce l’inizio di un nuovo modo di intendere la scultura che trova completa espressione nella mostra Lettura di un ambiente - realizzata a Vigevano nel 1977 - che nel titolo stesso ne formula il principio. Dopo una serie di mostre organizzate in gallerie e spazi milanesi, arriva l’invito alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1978, anno in cui realizza il celebre Muro, una parete di cemento di 8 metri che ostruisce la visuale del viale d’accesso al Padiglione Italia ponendosi quale segno critico e provocatorio. L’artista sviluppa fin da principio un linguaggio caratterizzato da una geometria essenziale e dall’uso di materiali semplici come il cemento e il ferro.
Gli anni Ottanta si aprono con un intenso intervento, uno squarcio lungo il pavimento dello Studio Mercato del Sale di Milano, che provoca il visitatore a riflettere e a partecipare attivamente attraversando l’opera stessa. Dopo aver realizzato una grande installazione in cemento nel parco di Villa Gori a Celle di Santomato (PT) - intervento che segna anche l’inizio di dialogo proficuo tra scultura e ambiente naturale - il lavoro di Staccioli riscuote una crescente attenzione all'estero. Le sue “idee costruite” trovano infatti collocazione in Germania (Stadtische Galerie - Regensburg; Fridericianum Museum - Kassel), in Gran Bretagna (Hayward Gallery - Londra), in Israele (Tel Hai) e in Francia (ELAC - Lione). In questi anni l’artista sviluppa nuove forme plastiche. Nascono così opere che sfidano gli equilibri statici generando effetti di straniamento nell’osservatore, come la forma in equilibrio sulla scalinata della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma del 1981, o il grande plinto sospeso sulla scalinata della University Gallery di Amherst in Massachussetts nel 1984, realizzato in occasione della sua prima personale negli Stati Uniti. Il confronto con l’architettura e l’ambiente urbano trova nuove soluzioni nell’ideazione dei grandi archi rovesciati realizzati all’interno della Rotonda della Besana a Milano (1987), davanti al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (1988) su invito di Amnon Barzel e nel piazzale principale del Parco Olimpico di Seul (1988) su invito di Pierre Restany. L’attività negli Stati Uniti prosegue con una mostra al Museum of Contemporary Art di San Diego e con la serie di installazioni realizzate nel parco della Djerassi Foundation di Woodside in California (1987-1991), seguite negli anni Novanta da nuovi interventi e da importanti mostre tra cui quella tenutasi alla Shoshana Wayne Gallery nel 1993.
Negli anni Novanta l’artista continua a sperimentare nuove forme: anelli che mettono in risalto il paesaggio, come a Ordino d’Arcalis nel Principato di Andorra (1991) e a Monaco di Baviera (1996); tondi “costretti” negli spazi della Fondazione Mudima di Milano (1992) o in precario equilibrio nel Parco della Fara a Bergamo (1992); sfere che appaiono quasi metafisicamente nella piana di Ozieri in Sardegna (1995). Profondo e proficuo è il legame dell’artista con il Belgio, dove è chiamato a realizzare un intervento al Parc Tournay Solvay di Bruxelles per la Fondation Européenne pour la Sculpture (1996) e dove eseguirà numerosi interventi in spazi sia pubblici che privati, tra cui l’ormai celebre Equilibrio sospeso al Rond Point de l’Europe a Bruxelles (1998). Nello stesso decennio la Corea si fa promotrice di diversi interventi pubblici tra cui l’opera per il Contemporary Art Museum di Kwacheon (1990).
In anni recenti la feconda ricerca di Staccioli si è concretizzata in diverse installazioni in Italia e all’estero: Lapiz Building a La Jolla (San Diego 2003), dove una trave di acciaio attraversa la facciata dell’edificio, Taiwan (2003), Porto Rico (2004), Carrazeda de Ansiães (Portogallo 2008), Voisins-le-Bretonneux (Francia 2008), Greve in Chianti (2009), Parco della Cupa a Perugia (2009) e Impruneta (2009), dove per la prima volta l’artista utilizza la terracotta. Staccioli ha vinto il primo premio al concorso di opere per la città di Milano organizzato dalla Società Permanente. Per conto dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles l’artista ha realizzato un multiplo, Tondo, che viene conferito come premio alla carriera a personaggi di origine italiana che si sono particolarmente distinti nelle arti e nelle scienze tra i quali Renzo Piano, Mario Monicelli, Ennio Morricone, Renato Dulbecco, Francis Ford Coppola.
La mostra Luoghi d’Esperienza a Volterra ha ricevuto una medaglia di riconoscimento da parte dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.
Staccioli è membro associato dell’Académie Royale des Sciences, des Lettres et des Beaux-arts de Belgique e Accademico Nazionale di San Luca.

 
       
Mauro Staccioli è il protagonista della sesta edizione di Intersezioni.
L’attesa rassegna, diventata uno degli appuntamenti culturali italiani più importanti della stagione con ampia risonanza internazionale, anche quest’anno si sdoppia. Com’è già avvenuto nelle due precedenti edizioni, il progetto dal titolo Cerchio imperfetto prevede la realizzazione di due mostre organizzate al Parco Archeologico di Scolacium e al museo MARCA di Catanzaro. Entrambi gli appuntamenti sono curati da Alberto Fiz, Direttore Artistico del MARCA.
Se negli spazi del museo sono di scena gli anni Settanta con una selezione di opere in cemento, il Parco di Scolacium ospita una mostra monumentale particolarmente emozionante con una serie di nuove installazioni realizzate per l’occasione da uno dei protagonisti più significativi della scultura contemporanea.
L’evento espositivo, accompagnato da un esauriente catalogo monografico in italiano e inglese edito da Electa, s’inaugura il 23 luglio per rimanere aperto sino al 9 ottobre 2011.
La sesta edizione di Intersezioni è organizzata dalla Provincia di Catanzaro con la collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e il patrocinio della Regione Calabria ‐ Assessorato alla Cultura, di Sensi Contemporanei ‐ Ministero dello Sviluppo Economico e della Fondazione Mimmo Rotella. L’iniziativa fa parte delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
“Intersezioni, insieme, al MARCA, rappresenta un punto di riferimento imprescindibile.
La manifestazione ha dimostrato di rappresentare un modello di strategia culturale fortemente innovativo con ampi consensi in Italia e all’estero”, spiega Wanda Ferro Presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla Cultura. “Dopo Michelangelo Pistoletto, siamo particolarmente orgogliosi che nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia la rassegna venga dedicata a Mauro Staccioli, uno degli artisti italiani più rappresentativi della scena internazionale.”
Come afferma Alberto Fiz, “Intersezioni 2011 è un ulteriore passo avanti nella realizzazione di un evento di anno in anno sempre più ambizioso. Le grandi installazioni di dieci metri d’altezza hanno richiesto una progettazione che coinvolge i principi dell’ingegneria e dell’architettura nel contesto di una mostra dove vengono sconvolti i
parametri della visione. La storia e la memoria del Parco non sono più esterne ma diventano parte integrante delle opere concepite da Staccioli. Il luogo dell’archeologia e quello della contemporaneità si pongono su un piano di assoluta simultaneità. Non c’è più un prima e un dopo ma qui e ora ”
Il visitatore viene accolto da Anello Catanzaro ’11, una scultura in acciaio corten di otto metri dal peso di 12 tonnellate che, come si comprende dal titolo, l’artista ha voluto dedicare a questo evento. L’opera crea un dialogo tra lo spazio della natura e quello della storia mettendo in relazione l’uliveto con la Basilica di Santa Maria della Roccella. Uno sguardo strabico che evoca l’unitarietà del luogo: “Creare scultura”, afferma Staccioli, “significa esistere in un luogo” e questa immanenza all’interno del parco di Scolacium passa attraverso una serie di opere monumentali da cui emerge l’essenzialità delle geometria.
Proprio la Basilica normanna, il monumento antico più imponente del parco, diventa l’occasione per un’altra installazione particolarmente impegnativa realizzata per l’occasione. Si tratta di Diagonale rossa, un plinto di oltre 25 metri di lunghezza in legno multistrato che attraverso lo spazio della navata sino a sfondare metaforicamente l’ogiva collocata sulla facciata anteriore. Un segno ancestrale che indica la linea dell’infinito senza per questo rinunciare alla presenza fisica e materica.
Un’altra opera particolarmente rappresentativa di Intersezioni 2011 è Cerchio Imperfetto, immenso quadrato rosso dai lati curvi alto dieci metri che ridisegna i confini del Foro, la piazza dell’antica Minervia Scolacium in base ad un’azione che ha lo scopo di sottoporre il luogo ad una verifica di carattere critico. Cerchio imperfetto dà il titolo alla mostra e ne rappresenta il simbolo in base ad una ricerca dove si attua uno scarto tra l’ideale platonico della perfezione e la sua messa in pratica. “E’ solo attraverso l’imperfezione che il linguaggio si sviluppa evitando di finire congelato in una perfezione sterile e inutile”, afferma Staccioli.
All’interno del Foro, invece, sono collocati tre tondi di quattro metri in cemento che sviluppano un campo d’azione di carattere sinergico determinando imprevedibili varianti all’interno di uno spazio che recupera il suo dinamismo secondo un’alternanza linguistica ricca di conseguenze. Staccioli, citando le parole di Gillo Dorfles, crea nel Parco una molteplicità segnica particolarmente significativa.

Anche il Teatro romano attua il proprio processo di trasformazione attraverso l’inserimento di un grande arco di 15 metri che evoca il motivo semisferico dell’antica costruzione.
“Staccioli non prevarica mai la storia ma la tratteggia e la sottolinea con una serie di elementi che sembrano incorniciarla in un tempo senza tempo”, afferma Alberto Fiz.
Da sinistra a destra, questo è il titolo dell’opera, è una scultura che s’impone come segno di interscambio, perentorio superamento di un confine in una costante relazione con il mondo. L’arco dialoga con i Prismoidi, 11 sculture, che, come scrive Staccioli, “appaiono come dadi lanciati sul tavolo in maniera casuale a definire una pluralità di orientamenti e di punti di vista in uno sconcertante assetto precario”.
Accanto alle installazioni presenti al Parco di Scolacium, il MARCA ospita una mostra storica di Staccioli con una serie di rare sculture in cemento, modelli e disegni che focalizzano l’attenzione sugli anni Settanta, il periodo nel quale l’artista si è imposto con esperienze plastiche fortemente provocatorie e spesso aggressive destinate a fare dell’arte un elemento di contestazione nei confronti del sistema sociale. Sono gli anni che precedono l’installazione del celebre Muro alla Biennale di Venezia del 1978 dove l’artista affronta il tema dell’incomunicabilità creando una barriera d’accesso al luogo dell’arte: “La mia formazione d’artista prende consistenza nel modo di sentire la politica come fatto poetico, non come politica della prassi”, afferma. E ancora: “La ragione per cui si fa una scultura è quella di trovare il senso dell’essere, dello stato nello spazio e nel tempo, di dare una forma significativa al mio, al nostro paesaggio”, ha scritto con un’affermazione che sembra sintetizzare alla perfezione il progetto di Intersezioni 2011.
I due eventi al Parco di Scolacium e al MARCA permettono di rileggere l’opera di un grande maestro che, come pochi altri, è rimasto fedele a una concezione dell’arte come ultima grande utopia.
Intersezioni, nelle precedenti edizioni, ha ospitato alcuni dei maggiori esponenti della scultura italiana e internazionale quali Mimmo Paladino, Jan Fabre, Tony Cragg, Antony Gormley, Stephan Balkenhol, Wim Delvoye, Marc Quinn, Dennis Oppenheim e Michelangelo Pistoletto.

La mostra è accompagnata da un catalogo, in italiano e inglese, edito da Electa di oltre 250 pagine corredato dalle foto storiche di Enrico Cattaneo. Vengono presentate, tra l’altro, le installazioni al Parco di Scolacium e al MARCA. Accanto al saggio del curatore Alberto Fiz, viene proposta un’ampia analisi sul percorso artistico di Staccioli da parte del direttore del museo di Saint‐Etienne Lorand Hegyi a cui si accompagna la riconsiderazione critica sugli anni Settanta di Marco Bazzini, direttore del Museo Pecci di Prato. Accanto ad un intervento sui progetti non realizzati scritto da Claudia Mennillo, l’archeologa Maria Grazia Aisa analizza l’importante scoperta dell’Anfiteatro nel Parco di Scolacium. Insieme a una selezione di testi di Staccioli, il catalogo ripropone un’importante intervista di Gillo Dorfles con l’artista e un saggio profetico di Giuseppe Panza di Biumo sul rapporto tra lo scultore italiano e il minimalismo americano.

 
Photo Gallery
Intersezioni 7 - Daniel Buren Costruire sulle vestigia, impermanenze Opere in situ  - Parco Archeologico Scolacium, MARCA Catanzaro